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MGFF, I peggiori, intervista ad un grande  Lino Guanciale

MGFF, I peggiori, intervista ad un grande Lino Guanciale

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“Massimo e Fabrizio sono due fratelli romani trentenni trapiantati a Napoli. Cresciuti nel benessere sono caduti in disgrazia quando la madre è fuggita dopo aver mandato in rovina centinaia di famiglie che avevano affidato alla sua finanziaria i loro risparmi. Massimo lavora in un cantiere edile per un albanese al soldo di una palazzinara italiana senza scrupoli: Fabrizio, laureato in legge, fa l’archivista in tribunale per 520 euro al mese. Da tempo i due non pagano l’affitto e rischiano non solo di perdere la casa, ma anche l’affido della sorella tredicenne chiara. La loro vita sta per cambiare…”

Lino bentornato al MGFF. La sua idea su questo festival?

Io sono venuto qui l’anno scorso e non mi ero reso conto di quanto tra i colleghi che fanno cinema questo festival sia popolare e sia riconosciuto come un appuntamento irrinunciabile. L’ho scoperto quest’anno. Mi ero trovato molto bene l’anno passato, sono tornato molto volentieri quest’anno e tra l’altro ho trovato una realtà già fortissima ulteriormente cresciuta. Tornerò con grande piacere se mi vorrete chiamare.

Intanto mi preme sottolineare che lei è un intellettuale, perché altrimenti passa soltanto l’idea della bellezza. Le chiedo, quindi, quanto si fa in Italia per la cultura?

Quello che si fa si pubblicizza male. Ovviamente su certi comparti si fa troppo poco ed è anche vero che per certi aspetti si fa male quello che si fa, cioè non si riesce ad intervenire in maniera efficace. Ieri un po’ si è adombrata, attraverso una risposta di Vincenza Alfieri, la situazione del rapporto tra stato e cinema, è vero che bisognerebbe studiare per bene quel tipo di agevolazioni che potrebbero aiutare a portare pubblico giovane in sala, pubblico che purtroppo latita perché, ad esempio, i costi sono un problema. Il Mercoledì a due o quattro euro, in realtà non costruiscono prospettiva, quindi, forse, è più sano rinunciare a cose di questo tipo per lavorare su politiche di abbattimento dei costi serie su dei target che è importante che al cinema tornino. Un aspetto fondamentale , però, è che se si adottano poi questi programmi, bisogna essere bravi a comunicare che esistono, perché questa è l’era che la comunicazione si fa istante per istante e se si producono programmi di incentivo allora poi bisogna essere bravi a farli penetrare culturalmente.

Come è stato recitare al cinema un personaggio con caratteristiche diverse da quelle che solitamente interpreta?

E’ stato enormemente divertente, aspettavo che mi arrivasse un’occasione così brillante dal cinema su una tipologia di personaggio in cui riconoscermi più di quanto non mi riconosca nei maschi alfa televisivi, diciamo, che mi diverto molto a interpretare ma che in qualche modo non esauriscono la gamma di possibilità che ritengo di avere. Sono stato molto contento dell’incontro con Vincenzo Alfieri, c’è stato da subito un incontro bello fruttuoso che mi ha permesso di testarmi in questo film su corde che, a teatro ero sicuro di avere ben salde in mano, al cinema non avevo mai praticato e da “I peggiori” a me sta venendo molto di buono per il cinema.

Nonostante il grande successo non ha mai voluto abbandonare la Compagnia Teatrale di Avezzano con cui ha iniziato la sua carriera. Quanto è importante per lei quel gruppo?

Moltissimo, poi questo è un mestiere che si fa per passione, quindi certi affetti bisogna rispettarli sempre. E’ importante in generale tenere i piedi per terra nella vita, tenere saldi i rapporti con chi fa parte del tuo paesaggio professionale e artistico da sempre, aiuta a ritrovarti quando un po’ rischi di perderti.

Saverio Fontana

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Saverio Fontana Saverio Fontana, nato a Catanzaro, diplomato in informatica presso l'Istituto Tecnico Industriale, collabora con la testata giornalistica on line lesuberante.it. Ama intervistare direttamente i protagonisti degli eventi e deve questo amore ad Oriana Fallaci di cui ha letto molte delle sue interviste dallo stile unico e inconfondibile.

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