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MGFF, Ovunque tu sarai, intervista al regista Roberto Capucci – Arti&Cultura
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MGFF, Ovunque tu sarai, intervista al regista Roberto Capucci

MGFF, Ovunque tu sarai, intervista al regista Roberto Capucci

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“Carlo, Francesco, Giordano e Loco sono amici da sempre, un’amicizia nata allo stadio dove i quattro seguono da sempre la loro squadra del cuore: la Roma. Loco è un medico “alla Tersilli” sposato con un’arpia e dedito alle conquiste occasionali; Francesco è un architetto che sogna di essere una rock star e sta per sposarsi con la fidanzatina; Giordano è figlio di due baristi laziali e ha paura della sua ombra; Carlo è un avvocato con un segreto da nascondere, anche agli amici più cari. Insieme si preparano a compiere una trasferta a Madrid che è anche l’addio al celibato di Francesco..”.

Saverio Fontana ha intervistato, per i lettori di artiecultura.it,  Robero Capucci, il regista del film.

Benvenuto al MGFF. Che idea si è fatto di questo festival?

Un’idea meravigliosa. Sono stato accolto da Gianvito Casadonte già da prima in maniera veramente esemplare. Sono un ospite molto soddisfatto. Questo è un festival dedicato alla gente che risponde in maniera entusiasta. Vedere un arena così grande tutta piena e ricevere questo tipo di coinvolgimento è la parte bella del mio mestiere. E’ un festival che spero di continuare a frequentare i prossimi anni.

“Ovunque tu sarai” è una storia di grande amicizia tra ragazzi che si confrontano e da questo confronto ne escono tutti diversi. Perchè ha scelto come pretesto di questa storia la “maggica” Roma e perché ha scelto di girarlo on the road?

Il pretesto era quello di unire le persone attraverso una passione, abbiamo scelto come passione il calcio perché l’essersi conosciuti in uno stadio ha reso credibile questa amicizia intergenerazionale. Il viaggio, nel caso del calcio la trasferta, è uno spunto che ha avuto Francesco Apolloni in fase di scrittura, la Roma perché trattandosi di passione ho raccontato la mia.

Oltre a essere un film sull’amicizia è anche un forte invito a diventare protagonisti della propria vita?

Assolutamente si, è un manifesto a prendere in mano la propria vita e viverla in pieno.

Vedere Bruno Giordano abbracciare i compagni occasionali di una partitella con la maglia della Roma è straordinario. Anche questo è un’importante messaggio che il film vuole veicolare?

Certamente, io ho tanti amici laziali e anche se siamo avversari per 180 minuti all’anno per  il resto siamo grandi amici con questa cosa meravigliosa che si chiama sfottò. Lavorare con Giordano è stata una bella esperienza perché è una persona che ha fatto lo sport ad un livello così alto che starci insieme diventa un’esperienza di vita. Nel film è molto bello perché il personaggio di Francesco Montanari si ritrova davanti il suo nemico immaginario, che è Giordano, e ci deve giocare insieme. Dopo un goal lo abbraccia, ma poi si rende conto che è Giordano e cerca di scrollarsi di dosso chissà che cosa. Il calcio è un gioco, la rivalità dovrebbe essere soltanto questa e basta, l’avversario merita rispetto.

Le musiche hanno un ruolo narrativo importante. Le avete scelte voi?

Io ho avuto una fortuna enorme perché ho lavorato con un grandissimo professionista che è Marco Conidi che ha portato all’interno del progetto Daniele Bonaviri, il secondo chitarrista al mondo per quanto riguarda il Flamenco, c’è stato, inoltre, un altro grande compositore che si chiama Valerio Calisse. Hanno fatto un lavoro meraviglioso e mi hanno fatto innamorare di queste musiche. Sono fiero perché oltre all’amicizia e al calcio, la musica è la terza chiave di lettura del film.

Con i ruoli di Ricky Memphis e Francesco Montanari la sfida è stata ampiamente vinta. Aveva qualche dubbio prima?

Grazie. No, però, cercare di fare uscire delle sfumature diverse da Ricky era una sfida per me. Lui ha uno spessore così marcato insieme ad una grande umiltà che ho visto soltanto nei grandissimi, è stato, quindi, tutto facile. Ricky e Francesco sono una faccia della stessa medaglia, si affidano uno all’istinto e l’altro alla tecnica, affidare a tutti e due la sfida opposta è stato bellissimo ed il risultato è stato meraviglioso.

Quanto è difficile quando si scrive una sceneggiatura riuscire a veicolare messaggi importanti e contemporaneamente far ridere tanto?

Si dice che a far piangere son bravi tutti mentre a far ridere è un po’ più difficile. La commedia è un genere tosto da trattare. Uno dei trucchi è attingere dalla vita vera e ,quindi, molto spesso abbiamo preso delle cose che facevano parte della vita mia o di Francesco Apolloni. La vita è una fonte di ispirazione meravigliosa, a volte uno cerca un meccanismo e non si accorge che un vissuto è molto più calzante di tanti studi su arco del personaggio e tutte queste cose qui.

Saverio Fontana

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Saverio Fontana Saverio Fontana, nato a Catanzaro, diplomato in informatica presso l'Istituto Tecnico Industriale, collabora con la testata giornalistica on line lesuberante.it. Ama intervistare direttamente i protagonisti degli eventi e deve questo amore ad Oriana Fallaci di cui ha letto molte delle sue interviste dallo stile unico e inconfondibile.

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