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MGFF, Quel bravo ragazzo, il racconto di Herbert Ballerina e del regista Enrico Lando – Arti&Cultura
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MGFF, Quel bravo ragazzo, il racconto di Herbert Ballerina e del regista Enrico Lando

MGFF, Quel bravo ragazzo, il racconto di Herbert Ballerina e del regista Enrico Lando

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“Leone (Herbert Ballerina) è un trentacinquenne ingenuo e romantico cresciuto nell’orfanatrofio di un paesino del sud e dedito all’attività di chierichetto. Un giorno il padre, che Leone non sapeva di avere, lo convoca accanto a se sul letto di morte e gli consegna in eredità tutti i suoi averi e la direzione della sua attività. Peccato che don Ferdinando di professione faccia il boss mafioso e che il primo incarico di Leone come suo successore sarà partecipare ad una riunione per eleggere il nuovo capo di tutti i capi. I due tirapiedi di don Ferdinando, Vito e Salvo, e il consigliere Enrico dovranno trasformare lo ‘scoppiato scimunito’ in un capo credibile in tempo per il grande evento, mentre la bella poliziotta Sonia cercherà di sgominare le cosche facendo leva sull’ingenuità di Leone…”.

L’idea, la sceneggiatura, la fotografia, il cast e i particolari del film “Quel bravo ragazzo“, in concorso al MGFF,  raccontate dal protagonista Herbert Ballerina e dal regista Enrico Lando attraverso una selezione delle loro risposte alle domande di Saverio Fontana, dei giornalisti Danilo Colacino e Sabrina Mantelli e del pubblico presente alla conferenza stampa.

Saverio Fontana: Maestro Lando, benvenuto al MGFF. Un suo parere su questo festival?

Una sensazione bellissima. Quando mi hanno portato al tappeto rosso, sono salito sul palco e non mi aspettavo tutta quella gente. C’è una partecipazione pazzesca, si vede che è organizzato con amore e seguito con amore dagli spettatori. E’ tutto perfetto, siamo coccolati, ci seguono, spero di tornare presto.

Danilo Colacino: Maestro Lando quanto è stato difficile dirigere un cast stellare?

Quando lavori con attori di questo tipo in realtà è molto più semplice. Abbiamo avuto la grande fortuna di avere una casa di produzione che ci ha permesso di avere il cast che ci piaceva. Inoltre, dovendo fare un film in Sicilia, non abbiamo avuto nessun problema a formare un grande cast perché la Sicilia è ricca di attori di livello altissimo. In realtà sono rimasto sorpreso quando hanno accettato tutti nonostante questo fosse il primo film di Herbert da protagonista.

Danilo Colacino: Herbert, l’idea di questo film a che cosa si deve?

Stavamo cercando con Marco Belardi un soggetto adatto a me per fare un film diverso, più di genere. Un giorno mi chiamano e mi dicono che c’era un’idea di un ragazzo, che si chiama Ciro Zecca, in cui si chiedeva cosa sarebbe successo se a capo di una cosca mafiosa fosse finito un ragazzo ingenuo. Da quell’idea siamo partiti e con altri autori abbiamo sviluppato un soggetto un po’ più lungo. Non c’era, quindi, un’idea chiara.

Sabrina Mantelli: Herbert, quanto ha partecipato alla caratterizzazione del suo personaggio?

Le parti mie le ho quasi tutte scritte io e quelle che non ho scritto io poi in sceneggiatura le ho un po’ modificate. Più che caratterizzarlo ho cercato di fare questo ragazzo un po’ ingenuo ispirandomi al personaggio che faccio sempre.

Saverio Fontana: Herbert, in una società in cui non ci si fa scrupoli di niente c’è ancora posto per l’ingenuità e il candore del suo personaggio?

Non lo so come si troverebbe nella realtà. Potrebbe far fatica, però, secondo me, l’ingenuità prima o poi inizierà a pagare, perché la gente è stanca di tutta questa cattiveria.

Saverio Fontana: Maestro Lando la fotografia da luminosa nel mondo di Leone diventa buia quando si entra nel mondo dei mafiosi. Perché questa scelta?

La cosa era ovviamente voluta, il paese dove Leone è cresciuto doveva essere un po’ una favola, lui ha 35 anni e i suoi migliori amici ne hanno 10. I personaggi del paese sono tutte macchiette. Quando arriva in Sicilia diventa tutto più buio perché si trova a che fare con una questione molto più seria.

Film che prendono in giro la mafia ce ne sono, questo è il primo, però, che lo fa con personaggi che utilizzano i social. A cosa è dovuta questa idea?

Questa idea ci è venuta per svecchiare il genere comico mafioso, perché di film così ce ne sono tanti e, quindi, ci siamo detti facciamo un film sulla mafia però mettiamoci qualcosa dei nostri giorni. Ovviamente ci è venuta subito in mente l’idea dei social ed è nata così, ad esempio, la scena del boss ricercato che viene arrestato perché fa la diretta Facebook.

Saverio Fontana

Saverio Fontana Saverio Fontana, nato a Catanzaro, diplomato in informatica presso l'Istituto Tecnico Industriale, collabora con la testata giornalistica on line lesuberante.it. Ama intervistare direttamente i protagonisti degli eventi e deve questo amore ad Oriana Fallaci di cui ha letto molte delle sue interviste dallo stile unico e inconfondibile.

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