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Amori regalati, intervista all’autore Olimpio Talarico – Arti&Cultura
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Amori regalati, intervista all’autore Olimpio Talarico

Amori regalati, intervista all’autore Olimpio Talarico

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Il terzo romanzo di Olimpio Talarico, “Amori regalati”, è una storia che racconta l’identità calabrese senza mai utilizzare i soliti filoni che l’editoria spesso impone, come ad esempio ‘ndrangheta ed emigrazione, ma interessandosi delle dinamiche umane attraverso un’attenta analisi dei rapporti tra le persone ed in particolare per mezzo di quel sentimento che in questa terra è ancora oggi molto forte e carico di significati, l’amicizia. Ed è proprio attraverso il nascere ed il crescere di questo sentimento tra i protagonisti che l’autore racconta il forte attaccamento alla propria terra del popolo calabrese.

E’ la storia di quattro bambini che, dal 1928, a Caccuri (KR), fino al 1996, a Buenos Aires, la vita più volte avvicinerà ed allontanerà fisicamente, ma mai con il cuore. Quattro bambini normali, Martino, Tomaso, Pignanelli e Ntriella, che incontreranno la Grande Storia, il Fascismo, la II Guerra Mondiale, il Nazismo e gli internamenti, il Mig libico caduto sulla Sila.

Il vero protagonista è, però, Caccuri, sempre presente, anche quando i protagonisti si trovano in Germania o in Argentina. Un paese che, grazie alla scrittura di Talarico, si erge a simbolo di tutti i paesi dell’Italia meridionale. Con uno stile chiaro ed elegante, la scrittura di Talarico affascina attraverso l’uso dell’analessi, i salti di tempo, magistralmente utilizzati in modo che l’attenzione del lettore sia sempre alta e la sua curiosità sempre stimolata. Una scrittura che consente al lettore di sentire gli odori, i sapori ed i suoni di questo paese, accompagnandolo tra i vicoli e consentendogli di ammirare la laboriosità della sua gente e la bellezza di alcuni dei suoi luoghi simbolo. Una scrittura in cui l’amore per la letteratura dell’autore si palesa non soltanto nella tecnica, ma anche nell’analisi delle diverse reazioni che i suoi personaggi hanno, ad esempio, di fronte alla morte di Gabriele D’Annunzio. In “Amori regalati”, come suggerisce l’epigrafe di Raymond Carver, i conti dei personaggi sembrano non tornare mai, sarà il lettore, però, alla fine a giudicare se i conti tornano e come tornano.

Olimpio Talarico, cresce a Caccuri (KR). Dal 1994 vive a Bergamo dove insegna materie letterarie. Ha pubblicato i romanzi “Il due di bastoni” e “L’assenza che volevo”. Tra gli organizzatori del Premio letterario Caccuri, è responsabile della sezione Saggistica. Saverio Fontana lo ha intervistato per i lettori di artiecultura.it.

 

Professore come nasce l’idea di scrivere “Amori regalati”?

“Amori regalati” nasce come sono nati tutti gli altri miei romanzi: dall’idea di riportare alla luce immagini, emozioni e storie che la memoria, soprattutto la mia, tende ad abbandonare nel luogo oscuro della dimenticanza. Nello specifico mi interessava preservare uno dei valori fondamentali, quello dell’amicizia, vissuta in un luogo, Caccuri, che ha sempre favorito il contatto stretto con l’altro. Quasi per sopravvivenza emotiva nei luoghi piccoli devi selezionare le anime che senti simili alla tua. Nasce così l’amicizia ed è nato così “Amori regalati”.

A chi si è ispirato per riuscire a costruire i suoi personaggi verosimili che si calano alla perfezione nella grande Storia?

In “Amori regalati” per la prima volta Caccuri incontra la grande Storia. L’operazione mi affascinava, ma nello stesso tempo avevo paura di intaccare un aspetto fondamentale dei miei scritti, quello della verosimiglianza. Devo dire invece che tutti i personaggi, usciti da una piccola comunità, da un fazzoletto di terra, hanno saputo adattarsi a scenari più ampi e complessi. E forse ci sono riuscito documentandomi molto, ma soprattutto spulciando nel grande libro della vita.

Il vero protagonista è il paese di Caccuri, sempre presente, anche quando i suoi personaggi si trovano in Germania o in Argentina. Quanto è importante per la sua ispirazione il suo paese di origine?

In “Amori regalati” ogni dinamica umana, sentimentale avviene con il paesaggio caccurese a fare da sfondo o meglio da garante. È vero, i miei personaggi portano Caccuri in Germania, in Argentina, e non potrebbero fare diversamente, rischierebbero di essere emotivamente poco credibili o, se vogliamo fare ricorso a una terminologia già usata, inverosimili. Quando io ritorno in paese, subito dopo aver poggiato le valigie esco, per sentire cosa il paese ha da dirmi. E il più delle volte Caccuri comunica con me non con le case, con i monumenti, con le persone, ma con l’aria, la luce, i profumi. Ci sono stati momenti speciali della mia vita, lontani, che oggi riesco a riprendere solo grazie a queste emozioni. Molti miei lettori mi dicono che la lettura del romanzo fa emergere un insieme di sensazioni, altrimenti dimenticate. Quando mi dicono che “Amori regalati” è un forte argine alla grande dimenticanza, al massacro di ciò che è stato, mi commuovo, anche se ritengo che nello stesso tempo bisogna permettere al nuovo di arrivare, senza chiudersi nella nostalgia.

 

“Le amicizie sanguigne tracciano con inchiostro indelebile le vene del corpo”. Amori regalati consegna al mondo un sentimento che nell’Italia meridionale ha un valore eterno. Cosa ha di particolare questo sentimento per durare fino alla fine dei propri giorni anche a migliaia di Km di distanza?

La definizione che io do di “Amori regalati” è quella di una storia di amicizia, con la consapevolezza, però, che nessuna definizione è in grado di dare un’idea completa di un’opera. L’amicizia nel mio romanzo è un valore eterno, ma è soprattutto un valore complesso e che nella sua complessità si arricchisce, cresce e soprattutto dura nel tempo. Perché è eterno? Forse ho già risposto, ma mi ripeto. È l’aver respirato la stessa aria nell’età della formazione a rendere eterna l’amicizia. In quegli anni l’anima dei miei personaggi e l’anima di Caccuri si sono aperte e hanno lasciato che si segnassero con inchiostro indelebile.

 

“Dovevo lasciare le cose più pulite della mia vita in mano sicure. E a chi se non a Martino?” (Tomaso). Decidere di far crescere il proprio figlio ad un’altra persona perché “assaliti dalla paura di non poter essere un buon marito e un buon padre” è un atto d’amore o un’imperdonabile debolezza?

Questo è uno dei passi più dibattuti del romanzo. Intorno al tema della genitorialità ruota una buona parte di “Amori regalati”. Soprattutto nelle scuole, i giovani hanno difficoltà a interpretare una scelta così difficile. E io non so rispondere, perché una parte di me pensa a un atto di amore, l’altra a un’imperdonabile debolezza. Io credo fermamente che lo scrittore debba dare al lettore gli elementi per poter valutare autonomamente un personaggio. Nel momento in cui io parlavo di Tomaso e della sua paternità non volevo assolutamente esprimere giudizi, ma offrire al lettore gli strumenti per diventare un interprete protagonista dei fatti narrati.

Ettore o Achille, Martino o Tomaso, padre o eroe. Chi è Olimpio Talarico?

Io sono tutti loro. In tutti i personaggi del romanzo c’è qualcosa di me. In tutti.

Prima l’uovo o la gallina? La foto di copertina riproduce in modo fedele il suo racconto. È nata prima la foto o prima il racconto?

La foto di copertina rientra fra gli aspetti magici della letteratura. Trovata con l’editore due giorni prima della stampa, ci ha messi finalmente d’accordo. Non riuscivamo a trovare una foto che si legasse al titolo e soprattutto alla storia. Uso le parole di un mio caro amico: “Basterebbero questi sguardi, i sorrisi sornioni a sfottere la penuria di un’epoca, un certificato di innocenza, una sfida alla vita per la vita.”

“Non avrei mai scritto nulla se non avessi abbandonato la Calabria”. Perché pensa ciò?

Lo penso perché è successo. Ed è successo perché la Calabria da lontano appare più vera. La letteratura, secondo me, nasce quando il passato e i ricordi si mischiano a un’analisi attenta e coerente della realtà. E la Calabria da lontano diventa letteratura e non solo cronaca.

Saverio Fontana

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Saverio Fontana Saverio Fontana, nato a Catanzaro, diplomato in informatica presso l'Istituto Tecnico Industriale, collabora con la testata giornalistica on line lesuberante.it. Ama intervistare direttamente i protagonisti degli eventi e deve questo amore ad Oriana Fallaci di cui ha letto molte delle sue interviste dallo stile unico e inconfondibile.

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